Il futuro della Medicina Generale
AFT e Case della Comunità: confronto con i colleghi per “abitare” le nuove strutture

Arrivare con soluzioni pronte al momento in cui saranno pienamente operative da un lato le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), con la definizione dell’Accordo Integrativo Regionale (AIR), e dall'altro le Case della Comunità, indicativamente a partire dal primo giugno 2026. Questo l’obiettivo che ha spinto FIMMG Venezia a organizzare una serie di incontri on line o in presenza, declinati distretto per distretto, con i medici di famiglia e i referenti delle aree: alcuni ci sono già stati questa settimana – Chioggia, Carpenedo e Favaro, Martellago e Spinea – altri invece sono in fase organizzativa, a partire da quello in programma mercoledì prossimo, 29 aprile, per l’area molto vasta che raccoglie Vigonovo, Fiesso, Stra e Campagna Lupia.
Secondo quanto stabilito dalla Regione – come descritto anche nel decreto del direttore generale dell’Area Sanità e Sociale n° 12.597 pubblicato di recente, lo scorso 14 aprile – le AFT saranno:
- 16
per l’area dell’Ulss 3 Serenissima:
- 2 in centro storico, Venezia e Isole, Lido e Pellestrina;
- 6 nella terraferma: Marghera, Favaro, Chirignago-Zelarino, Mestre Centro, Mestre Carpenedo-Bissuola, Marcon-Quarto d’Altino;
- 6 sulla Riviera del Brenta: Martellago-Spinea, Noale-Salzano-Scorzè, Mirano-Santa Maria di Sala, Dolo-Fiesso d’Artico-Pianiga-Stra, Mira, CampagnaLupia-Campolongo Maggiore-Camponogara-Fossò-Vigonovo;
- 2 nella zona di Chioggia, una in città e una per Cavarzere e Cona - 7 per l’area dell’Ulss 4 Veneto Orientale:
- 1 per Fossalta di Piave, Meolo, Musile e Noventa di Piave;
- 1 per San Donà di Piave;
- 1 per Jesolo e Cavallino Treporti;
- 1 per Ceggia, Eraclea e Torre di Mosto;
- 1 per Annone Veneto, Caorle e San Stino di Livenza;
- 1 per Concordia Sagittaria e Portogruaro;
- 1 per Cinto Caomaggiore, Fossalta, Gruaro, Pramaggiore, San Michele al Tagliamento e Teglio Veneto.
Le Case della Comunità previste, invece, sono 13 per l’area servita dall’Ulss 3 Serenissima e 6 per quella legata all’Ulss 4 Veneto Orientale.
«Stiamo incontrando i colleghi sul territorio – spiega il segretario provinciale Giuseppe Palmisano – innanzitutto per fare un punto concreto della situazione: quante medicine di gruppo sono operative, quanti colleghi lavorano in forme meno organizzate, quanti andranno in pensione a breve. Poi, in attesa della firma dell’Accordo Integrativo Regionale (AIR) che declinerà l’operatività dei medici di ruolo unico nelle nuove strutture, anche per sondare la loro disponibilità ad “abitarle” ed evidenziare eventuali criticità».
Una delle prime criticità emerse nell’organizzazione definitiva delle AFT, ad esempio, è il far afferire l’aggregazione dei quartieri Carpenedo e Bissuola alla Casa della Comunità di Mestre, invece che, come previsto all’inizio, a quella di Favaro, «concentrando un po’ troppo i servizi nel centro cittadino – prosegue il segretario provinciale – e meno nelle aree periferiche».
Obiettivo delle Case della Comunità, secondo FIMMG, deve essere la gestione dei pazienti più fragili o cronici di una certa complessità – bassa-media classificazione DM77 – a supporto dell’attività quotidiana del medico di famiglia. «Ma – aggiunge il dottor Palmisano – bisogna considerare l’urgenza che stiamo vivendo legata alla drammatica carenza di colleghi dovuta soprattutto ai pensionamenti, ma anche alla scarsa attrattività della professione. Questo complica tutto».
Se da un lato si vuole potenziare il livello dei servizi territoriali attraverso un’adeguata strumentazione diagnostica e di laboratorio e un’accessibilità ad ambulatori multidisciplinari con la compartecipazione di più figure professionali – come indicato da Agenas nelle recenti linee guida su cui ha aperto una consultazione pubblica a cui si può partecipare fino al 18 maggio (qui le info) - dall’altro ci si trova a far fronte all’impellenza di dare risposte a cittadini che ogni giorno rimangono senza medico e che dunque dovranno accedere ad ambulatori presidiati da colleghi provvisori, “a tempo”, oppure alle Case della Comunità che si troveranno a svolgere funzioni “tampone” che poco invogliano il medico di famiglia a scegliere l’attività oraria nelle nuove strutture.
Tra le altre valutazioni da fare la disponibilità delle diverse medicine di gruppo a entrare o meno nelle nuove strutture, la riorganizzazione di quelle integrate in Case della Comunità Spoke o di prossimità, il mettere in condizione i colleghi di aderire liberamente all’iniziativa, soprattutto attraverso la definizione della sinergia con il PUA, condizione necessaria per snellire l’attività burocratica dei medici di Medicina Generale e dunque liberare tempo alla cura, il nodo dell’ingresso di medici “a gettone”, in libera professione, che mina la continuità di cura e produce disparità di trattamento professionale previdenziale tra colleghi, o ancora la possibilità di spostare nei nuovi presidi una parte delle attività del medico di famiglia per i pazienti più complessi, i PDTA ad esempio, e infine valorizzare gli ambulatori periferici di prossimità e garantire la presenza dei medici con personale e dotazione strumentale di supporto soprattutto nelle aree più disagiate, come il centro storico di Venezia e le isole.
«Tutte soluzioni – conclude Giuseppe Palmisano – studiate in modo che ci possa essere subito una partenza dopo la firma dell’AIR e degli accordi aziendali. Il tempo, purtroppo, stringe sempre di più e dobbiamo arrivare preparati all’appuntamento».
Chiara Semenzato, ufficio stampa FIMMG Venezia
























