Assemblea provinciale 2026

Ufficio stampa • 16 aprile 2026

Attività oraria e Case della Comunità al centro del confronto. Palmisano: «Serve unità»

Attività oraria per sopperire alla carenza di medici di famiglia sul territorio e partecipazione della Medicina Generale nelle Case della Comunità, ormai di imminente apertura. Sono stati questi i temi al centro delle riflessioni durante l’assemblea provinciale di FIMMG Venezia che si è svolta venerdì scorso, 10 aprile 2026, nella sede dell’OMCeO lagunare a Mestre, guidata dal presidente Malek Mediati e dal segretario Giuseppe Palmisano.

Dopo i passaggi tecnici, come l’approvazione del bilancio 2025 presentato dalla tesoriera Cristina Zennaro, si sono affrontati molti dei temi caldi sulla riforma delle cure territoriali in discussione sia a livello regionale, sia nei tavoli di confronto con le aziende sanitarie locali.

A partire dalla relazione del fiduciario per l’area dell’Ulss 3 Serenissima Cristiano Samueli che ha illustrato i patti aziendali ormai in via di ultimazione, le sperimentazioni in corso sulle AFT e le Case della Comunità già attive – a Noale, al Lido e a Favaro Veneto – e l’accordo in dirittura d’arrivo per digitalizzare la compilazione della scheda SVAMA sulla piattaforma Advenias Care accedendo direttamente dal proprio gestionale.


Altro nodo cruciale l’impegno di attività oraria richiesto ad alcuni colleghi per colmare i vuoti lasciati sul territorio da medici di famiglia andati in pensione. A raccontare la sua esperienza è stata Giorgia Tezzot, fiduciaria per l’area dell’Ulss 4 Veneto Orientale, che, oltre al lavoro nei propri ambulatori di San Stino di Livenza e Annone Veneto, presta anche 6 ore di servizio alla settimana in una sede messa a disposizione dal Comune per non abbandonare i pazienti rimasti senza dottore. Una sorta di continuità assistenziale diurna dove, però, i colleghi si muovono alla cieca: senza conoscere gli assistiti che arrivano e senza poter accedere alla loro cartella e dunque alla loro storia clinica, si limitano a prescrivere qualche farmaco e a fare certificati di malattia. Situazione simile anche in altre Case della Comunità attualmente attive del territorio.

«Si tende a favorire l’ingresso di medici “a gettone” (in libera professione) – ha sottolineato il segretario Giuseppe Palmisano – a scapito della continuità di cura garantita dal ruolo dei medici di famiglia producendo disparità di trattamento sia professionale che previdenziale tra colleghi nell’ambito della stessa attività ed è concreto il rischio della perdita di un presidio della Medicina Generale sul territorio a tutela dei cittadini più fragili e cronici».


Molto, nell’immediato futuro, si giocherà sul ruolo e l’attività dei medici di famiglia nelle Case della Comunità. La direzione da seguire secondo il segretario Palmisano è chiara: «I professionisti vanno gratificati e sostenuti nella loro partecipazione alle nuove strutture e negli ambulatori periferici, di prossimità, soprattutto delle aree disagiate, come il centro storico di Venezia e le isole».

«Il nostro obiettivo – ha spiegato ancora – è rendere appetibile per tutti il lavoro nelle Case della Comunità, anche per quei colleghi già esperti e a massimale. E il lavoro diventa attrattivo se risponde ai criteri che chiediamo: il personale di supporto, la diagnostica di base, gli esami rapidi di laboratorio, la gestione dei pazienti cronici in team multidisciplinare in collaborazione con gli specialisti. È questo il lavoro che deve fare la Casa della Comunità, non solo vedere i famosi camici bianchi. Ce la stiamo mettendo tutta per garantire le condizioni migliori che spingano i colleghi ad aderire in serenità e sicurezza».


Tra queste risulta fondamentale la sinergia fra i medici di Medicina Generale organizzati in aree più estese – le AFT o aggregazioni funzionali territoriali – e le altre strutture previste dalla riforma, come la Centrale Operativa Territoriale (COT), ma soprattutto il coordinamento con il numero unico europeo per le cure non urgenti 116117 e con il PUA, il Punto Unico di Accesso. Solo così si potranno davvero prendere in carico i bisogni sociali e amministrativi dei pazienti e, dunque, sfoltire l’eccesso di burocrazia che appesantisce il lavoro dei medici.


La tecnologia e la struttura degli ambulatori, invece, al centro delle riflessioni di Maurizio Scassola, ex segretario provinciale e regionale e oggi segretario amministrativo del settore pensionati di FIMMG Venezia, che ha sollecitato i colleghi a un confronto «sia sulle procedure informatiche per ottimizzare l’impiego dei gestionali, sia sull’organizzazione degli studi dove è evidente l’estrema variabilità nella gestione delle agende con tempi, per problemi comuni, che vanno da pochi giorni a tre settimane. Un’estrema variabilità dei comportamenti – ha aggiunto – che crea disagio nella popolazione e nelle istituzioni». Da qui l’invito a formare gruppi di confronto per proporre un approccio omogeneo a questi temi, recuperando tempo alla relazione con le persone e qualità di vita per i medici di famiglia.


In discussione plenaria, infine, dal presidente Mediati e dal segretario Palmisano è arrivato anche un appello all’unità sindacale e alla partecipazione attiva degli iscritti alle attività della sezione. «L’assemblea – hanno detto – è un momento di scelte importanti rispetto alla rotta da seguire. Perciò, oltre ai tanti incontri online e al moltiplicarsi dei canali comunicativi, la sezione di FIMMG Venezia punta sempre più a favorire momenti di confronto fra colleghi, a partire dalle AFT, per condividere posizioni e percorsi, o anche solo per avere un punto di vista differente, ma costruttivo. La partecipazione e la coesione sono fondamentali per sviluppare progettualità ed essere più forti nelle trattative».


Chiara Semenzato, ufficio stampa FIMMG Venezia

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